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Fatto in casa o in filiera? Come il modello produttivo decide il successo del tuo Digital Product Passport
Produrre internamente, affidarsi a fornitori o combinare entrambe le strade cambia il progetto di Digital Product Passport. Analizziamo i tre modelli produttivi, gli obblighi del Regolamento ESPR, i dati da raccogliere e le azioni concrete per preparare la propria filiera.
di Corrado Facchini, CTO & Innovation Manager
In questo articolo
Una domanda semplice, con conseguenze enormi
Tra le prime domande da porsi quando si progetta un Digital Product Passport (DPP) ce n'è una che sembra banale: il prodotto lo realizzate voi o lo fate realizzare da altri?
In realtà la risposta determina quasi tutto il resto: dove si trovano i dati, quanto sarà difficile raccoglierli, quali contratti andranno rinegoziati, quali sistemi informativi dovranno parlarsi e quanto tempo servirà per essere pronti. Non a caso la guida di DPP Designer colloca questa domanda tra quelle fondamentali del percorso "Progetta il tuo DPP", nella sezione dedicata all'azienda.
Le risposte possibili sono tre:
- Produciamo internamente
- Ci affidiamo a fornitori
- Entrambi
Vediamole una per una.
1. Produzione interna: i dati sono (quasi) già in casa
Quando il prodotto nasce nei vostri stabilimenti, una larga parte delle informazioni richieste dal passaporto è già registrata nei sistemi aziendali:
- MES (Manufacturing Execution System): lotti, date e linee di produzione, consumi di energia e materiali;
- ERP: distinte base, codici articolo, acquisti di materie prime;
- PLM: specifiche di progetto, composizione, istruzioni di montaggio e smontaggio;
- Sistemi qualità: certificazioni, test, conformità.
Punti di forza
- Controllo diretto sulla qualità e sulla tracciabilità del dato.
- Tempi di reazione rapidi: se un campo del DPP cambia, la correzione si fa internamente.
- Granularità più facile da raggiungere: collegare un passaporto a un singolo lotto o articolo è più semplice quando il lotto lo genera il vostro MES.
Attenzione però
"Produrre internamente" non significa "avere tutti i dati". Le materie prime e i componenti acquistati arrivano comunque da qualcuno: origine dei materiali, contenuto riciclato, sostanze preoccupanti o impronta di carbonio a monte vanno spesso richiesti ai fornitori. Anche il produttore più integrato ha una filiera a monte da coinvolgere.
La vera sfida, in questo scenario, è soprattutto di integrazione IT: far confluire dati sparsi in sistemi diversi in un modello dati unico, coerente e interoperabile.
2. Produzione affidata a terzi: il DPP diventa un progetto di filiera
Se la produzione è affidata a terzisti, laboratori o contract manufacturer, il quadro si ribalta: la maggior parte dei dati nasce fuori dall'azienda. Pensiamo a un marchio di abbigliamento: la composizione esatta dei tessuti, il paese di confezione o i trattamenti applicati sono informazioni che detiene il laboratorio, non il brand.
Il punto chiave: la responsabilità non si delega
Il Regolamento ESPR è chiaro su un aspetto: chi immette il prodotto sul mercato deve rendere disponibile il passaporto anche quando i dati provengono dalla catena di fornitura. Questo significa che:
- l'operatore economico che immette il prodotto sul mercato UE resta responsabile dell'accuratezza delle informazioni, comprese quelle fornite dai fornitori;
- un importatore non può limitarsi ad "accettare" la documentazione di un produttore extra-UE, ma deve verificare che il passaporto rispetti i requisiti prima dell'immissione sul mercato;
- un dato errato fornito da un fornitore di secondo o terzo livello resta, di fronte alle autorità di vigilanza, un problema di chi ha messo il prodotto in commercio.
Cosa serve concretamente
Con fornitori esterni servono accordi espliciti su tre dimensioni:
| Dimensione | Domande da chiudere nel contratto |
|---|---|
| Quali dati | Quali campi del DPP deve fornire il fornitore? A quale livello di dettaglio (modello, lotto, singolo articolo)? |
| In che formato | Template condiviso, file strutturati, API, portale fornitori? Quali codifiche e identificativi? |
| Con quali tempi | Entro quando dalla spedizione? Con quale frequenza di aggiornamento? Cosa succede se il dato manca? |
A queste conviene aggiungere altre clausole: diritto di verifica e audit, gestione della riservatezza (alcuni dati sono sensibili dal punto di vista competitivo), obbligo di notifica delle variazioni (cambio di materiale, di stabilimento o di sub-fornitore) e responsabilità in caso di dati inesatti.
Le difficoltà più comuni
- Bassa maturità digitale dei fornitori, soprattutto PMI, che gestiscono ancora i dati su fogli di calcolo o PDF;
- Dati parziali o in ritardo, dovuti a processi manuali e sistemi frammentati;
- Visibilità limitata oltre il primo livello di fornitura;
- Silos informativi che impediscono una tracciabilità end-to-end.
Per questo, in uno scenario a forte esternalizzazione, il DPP va trattato come un programma di coinvolgimento dei fornitori, non come un semplice progetto IT.
3. Modello ibrido: il caso più diffuso (e più complesso da governare)
Molte aziende si collocano nel mezzo: assemblano internamente componenti acquistati oppure producono alcune linee in casa e ne esternalizzano altre. È probabilmente il modello più comune nel manifatturiero italiano.
In questo scenario convivono due logiche:
- per le fasi interne, i dati arrivano dai sistemi aziendali (MES, ERP);
- per componenti e lavorazioni esterne, vanno raccolti dai fornitori con gli accordi descritti sopra.
Come gestirlo
- Mappare ogni dato del DPP alla sua fonte: per ciascun campo, indicare se nasce internamente o presso un fornitore (e quale).
- Definire un unico modello dati in cui far confluire entrambe le fonti, con regole chiare di validazione.
- Stabilire priorità: partire dalle linee di prodotto o dai componenti con il maggior peso normativo o i fornitori più critici.
- Usare identificativi standard per collegare materiali, componenti e prodotto finito lungo la catena del valore — ad esempio i codici GS1 come GTIN per articoli e GLN per siti e fornitori.
Cosa dice la normativa
Regolamento (UE) 2024/1781 — ESPR
Il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) istituisce il Digital Product Passport come strumento per rendere accessibili le informazioni di sostenibilità e circolarità dei prodotti lungo tutta la catena del valore, fino al consumatore finale.
Alcuni elementi rilevanti per la scelta del modello produttivo:
- Operatore economico responsabile: in genere è il fabbricante o, per i produttori extra-UE, l'importatore o il rappresentante autorizzato che immette il prodotto sul mercato UE.
- Requisiti per gruppo di prodotto: i dati specifici e la granularità richiesta (modello, lotto o articolo) saranno definiti dai singoli atti delegati, pubblicati progressivamente.
- Fornitori di servizi DPP: il regolamento prevede la figura del fornitore di servizi di passaporto, un soggetto terzo indipendente autorizzato dall'operatore economico a trattare i dati del DPP per renderli disponibili a chi ne ha diritto. È un'opzione utile soprattutto per chi non vuole gestire l'infrastruttura in casa — ma, anche qui, la responsabilità resta all'operatore.
CIRPASS-2: la filiera alla prova dei fatti
CIRPASS-2 è il progetto europeo di riferimento per la sperimentazione del DPP, finanziato dal programma Europa Digitale e attivo da maggio 2024 ad aprile 2027. Prevede 13 progetti pilota in quattro catene del valore — tessile, elettronica, pneumatici e costruzioni — con l'obiettivo di dimostrare che raccogliere, gestire e condividere dati lungo filiere lunghe e per tutta la vita del prodotto è fattibile su larga scala.
Per chi lavora con fornitori, i risultati di CIRPASS-2 sono una fonte preziosa di indicazioni pratiche su protocolli di scambio dati, interoperabilità e coinvolgimento delle PMI.
Confronto rapido tra i tre modelli
| Produzione interna | Fornitori esterni | Ibrido | |
|---|---|---|---|
| Dove sono i dati | Soprattutto nei sistemi aziendali | Soprattutto presso i fornitori | In entrambi |
| Sfida principale | Integrazione dei sistemi IT | Raccolta e verifica dei dati di filiera | Governance di due flussi diversi |
| Leva contrattuale | Limitata (solo materie prime) | Centrale | Selettiva per componenti e lavorazioni |
| Tempi di preparazione | Più brevi | Più lunghi | Intermedi, variabili per linea |
| Rischio principale | Sottovalutare i dati a monte | Dati incompleti, tardivi o non verificabili | Incoerenze tra fonti |
Checklist operativa: da dove partire
- Classificare ogni linea di prodotto: interna, esternalizzata o ibrida.
- Verificare quali atti delegati ESPR si applicano (o si applicheranno) ai vostri prodotti.
- Mappare ogni dato richiesto alla sua fonte: sistema interno o fornitore specifico.
- Valutare la maturità digitale dei fornitori chiave.
- Aggiornare i contratti di fornitura con clausole su dati, formati, tempi, audit e variazioni.
- Adottare identificativi standard per collegare componenti, lotti e prodotto finito.
- Scegliere l'architettura: gestione interna o tramite fornitore di servizi DPP.
- Avviare un pilota su una linea di prodotto prima di estendere il progetto.
Conclusione
La domanda "producete internamente o vi affidate a fornitori?" non è una formalità anagrafica: è il punto di partenza che definisce la forma stessa del progetto DPP. Chi produce in casa dovrà soprattutto far dialogare i propri sistemi; chi esternalizza dovrà costruire una vera collaborazione di filiera, con regole contrattuali chiare; chi adotta un modello ibrido dovrà governare entrambi i fronti con un modello dati unico.
In tutti i casi vale un principio: la responsabilità del passaporto resta a chi immette il prodotto sul mercato. Prima si comincia a mappare i dati e a coinvolgere i fornitori, più semplice sarà arrivare preparati alle scadenze.
Fonti
- DPP Designer — Producete internamente o vi affidate a fornitori?
- DPP Designer — Regolamento ESPR (UE 2024/1781): la guida integrale
- EUR-Lex — Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR)
- CIRPASS-2 — sito ufficiale del progetto
- DIGITALEUROPE — Digital Product Passports (CIRPASS-2)
- FFG — Scheda progetto CIRPASS-2
- KPMG Switzerland — Digital Product Passport
- Renoon — Who is responsible for the Digital Product Passport?
- TradeBeyond — DPP and ESPR: the definitive guide
- TraceX — Source-level traceability & supplier data for DPPs
- TrueScreen — Digital product passport: certified supply chain data under the ESPR
- Glass for Europe — Consultazione sui fornitori di servizi DPP
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