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6 min di lettura

QR code sul prodotto: è già pronto per il Passaporto Digitale? Guida pratica al data carrier secondo l'ESPR

Il data carrier è il ponte tra prodotto fisico e Digital Product Passport. Scopri cosa prevede l'ESPR, perché il QR code attuale potrebbe non bastare, come valutare RFID e NFC e quali scadenze incombono, a partire dalle batterie nel 2027.

di Corrado Facchini, CTO & Innovation Manager

In questo articolo

Perché questa domanda è decisiva

Tra le domande che guidano la progettazione di un Digital Product Passport (DPP), una sembra banale ma ha conseguenze molto concrete: sul vostro prodotto c'è già un data carrier?

Il data carrier è il supporto leggibile da un dispositivo – tipicamente un QR code – che collega l'oggetto fisico al suo passaporto digitale. Senza di esso il DPP resta un database irraggiungibile: nessun consumatore, riparatore, riciclatore o autorità potrebbe risalire alle informazioni partendo dal prodotto che ha in mano.

Rispondere con precisione serve a capire da dove si parte: se esiste già un'infrastruttura da adattare, oppure se bisogna progettarla da zero, con impatti su grafica, etichette, linee di produzione e sistemi informativi.


Le tre situazioni di partenza

1. "Sì, abbiamo già un QR code"

È lo scenario più comune: un QR stampato sul prodotto o sull'etichetta che rimanda, ad esempio, alla scheda prodotto sul sito aziendale.

Attenzione però: avere un QR code non significa avere un data carrier conforme. Le domande da porsi sono:

  • Cosa codifica? Un semplice URL di marketing non è un identificativo univoco e persistente del prodotto.
  • È persistente? Se il link punta a una pagina che cambia con il sito, il collegamento rischia di rompersi negli anni. Il passaporto deve restare accessibile a lungo, idealmente per tutta la vita del prodotto.
  • A che livello identifica? Lo stesso QR per tutti i pezzi di un modello va bene solo se l'atto delegato del vostro settore prevede un passaporto per modello. Se è richiesto per lotto o per singolo articolo, serve un codice serializzato.
  • Segue uno standard? L'identificativo deve rispettare gli standard richiamati dal regolamento (in particolare la famiglia ISO/IEC 15459).

Spesso la soluzione non è aggiungere un secondo codice, ma riprogettare quello esistente, ad esempio adottando la sintassi GS1 Digital Link: un unico QR che contiene il GTIN (e, se serve, lotto o numero di serie) dentro un URL risolvibile. Lo stesso codice può così servire la cassa, il consumatore e il passaporto.

2. "Sì, ma un altro supporto (RFID, NFC, Data Matrix…)"

Alcune aziende usano già tag RFID nelle etichette (frequente nella moda e nella logistica), chip NFC (per anticontraffazione o esperienze interattive) o codici Data Matrix (diffusi in ambito industriale e farmaceutico).

Sono tutti supporti potenzialmente validi, ma vanno valutati con attenzione:

  • Accessibilità: un QR code si legge con qualsiasi smartphone; un tag RFID UHF richiede un lettore dedicato. Se il passaporto deve essere consultabile dal consumatore finale, questo pesa.
  • Cosa prevede l'atto delegato: sarà la normativa di prodotto a indicare quali supporti sono ammessi per ciascuna categoria.
  • Combinazione: in molti casi la strada più robusta è affiancare un supporto "industriale" (RFID) a uno "universale" (QR), purché puntino allo stesso identificativo.

3. "No, nessun codice (o solo il codice a barre)"

Il classico codice a barre lineare (EAN/UPC) contiene solo il codice articolo: non porta a nessuna risorsa web e non distingue lotti o singoli pezzi. Ai fini del DPP equivale, in pratica, a non avere un data carrier.

Partire da zero ha però un vantaggio: si può progettare la soluzione corretta fin dall'inizio, senza dover gestire migrazioni da codici "legacy". Le scelte da fare riguardano:

  • il tipo di supporto;
  • il livello di granularità (modello, lotto, articolo);
  • dove applicarlo (prodotto, imballaggio, documentazione);
  • il servizio di resolver che, a partire dall'identificativo, indirizza ogni scansione al contenuto giusto.

Cosa dice la normativa

Il Regolamento ESPR (UE) 2024/1781

Il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) è la cornice generale del Digital Product Passport. Sul tema del data carrier fissa alcuni principi essenziali (art. 10):

  • il passaporto deve essere collegato, tramite un data carrier, a un identificativo univoco e persistente del prodotto;
  • il data carrier deve essere fisicamente presente sul prodotto, sull'imballaggio o sulla documentazione di accompagnamento, secondo quanto stabilito dall'atto delegato applicabile;
  • data carrier e identificativo devono rispettare gli standard indicati nell'Allegato III (o standard europei/internazionali equivalenti, in attesa delle norme armonizzate);
  • i dati del passaporto devono basarsi su standard aperti e interoperabili, senza vincoli verso un singolo fornitore.

Un punto spesso frainteso: il data carrier contiene solo l'identificativo, non i dati del passaporto. Il QR non "contiene" la scheda ambientale del prodotto; contiene la chiave per raggiungerla. Questo permette di aggiornare i dati senza ristampare le etichette.

L'ESPR prevede inoltre un registro europeo dei passaporti, che conserva almeno l'elenco dei data carrier e degli identificativi univoci: per immettere un prodotto sul mercato, l'identificativo dovrà quindi essere registrato.

Il caso delle batterie: Regolamento (UE) 2023/1542

Le batterie sono il primo banco di prova concreto. Il Regolamento Batterie, all'articolo 13, disciplina l'etichettatura e introduce il QR code:

  • dal 18 febbraio 2027 tutte le batterie immesse sul mercato UE devono riportare un QR code, comprese quelle portatili e per avviamento (SLI);
  • per le batterie dei veicoli elettrici, dei mezzi di trasporto leggeri (LMT) e per quelle industriali sopra i 2 kWh, il QR deve dare accesso al passaporto della batteria (art. 77);
  • per le altre categorie, il QR rimanda a un set di informazioni di base più ridotto.

Chi produce o importa batterie, o prodotti che le contengono, ha quindi una scadenza fissa e ravvicinata.


QR code "qualunque" vs data carrier conforme

AspettoQR code di marketingData carrier per il DPP
ContenutoURL di una pagina webIdentificativo univoco e persistente (es. GTIN + seriale) in formato standard
Durata del linkLegata alla vita del sitoPersistente per la durata richiesta dalla normativa
GranularitàDi solito una per modelloModello, lotto o singolo articolo, secondo l'atto delegato
StandardNessunoISO/IEC 15459 e standard dell'Allegato III ESPR
DestinatariConsumatoreConsumatori, riparatori, riciclatori, autorità, con diritti di accesso differenziati
RegistrazioneNon previstaIdentificativo registrato nel registro UE

Checklist operativa

  1. Censite i codici esistenti su prodotti, etichette, imballaggi e manuali.
  2. Verificate cosa codificano: URL generico o identificativo strutturato?
  3. Controllate la granularità richiesta dall'atto delegato del vostro settore.
  4. Scegliete lo standard di identificazione (es. GTIN tramite GS1 o altra Issuing Agency ISO/IEC 15459).
  5. Valutate GS1 Digital Link per unificare codice di cassa, esperienza consumatore e passaporto.
  6. Definite il posizionamento: sul prodotto quando possibile, altrimenti su imballaggio o documentazione, come consentito.
  7. Testate leggibilità e durabilità: il codice deve restare leggibile per tutta la vita utile (lavaggi, abrasione, esposizione al sole).
  8. Predisponete il resolver e la gestione dei diritti di accesso ai dati.
  9. Pianificate la registrazione degli identificativi nel registro europeo.

In sintesi

Chiedersi se sul prodotto esiste già un data carrier non è un esercizio formale: è il primo passo per capire quanto lavoro separa l'azienda da un passaporto digitale funzionante. Chi ha già un QR code parte avvantaggiato, ma deve verificare che sia persistente, univoco e conforme agli standard. Chi usa RFID o NFC deve valutarne l'accessibilità. Chi non ha nulla può progettare la soluzione giusta fin da subito. Per le batterie il tempo stringe: il 18 febbraio 2027 è dietro l'angolo.

Domande frequenti

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