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Passaporto Digitale di Prodotto: le 6 mosse principali per non farsi trovare impreparati.

Il Passaporto Digitale di Prodotto arriva per gruppi di prodotto, ma l'adeguamento richiede tempo. Sei passi operativi per prepararsi: mappare prodotti e ruoli, governare i dati di filiera, collegare il passaporto al bene, registrarlo, gestire gli accessi e aggiornare l'e-commerce.

di Corrado Facchini, CTO & Innovation Manager

In questo articolo

Il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) non è più un concetto da convegno. Il Regolamento Ecodesign (ESPR, Regolamento UE 2024/1781) è in vigore dal 18 luglio 2024, a maggio 2026 CEN e CENELEC hanno pubblicato le prime sei norme tecniche europee sul DPP e a luglio 2026 la Commissione ha attivato il registro UE dei passaporti, con un ambiente di test e un helpdesk dedicato.

L'obbligo, però, non scatta per tutti nello stesso giorno. Il DPP diventa vincolante gruppo di prodotto per gruppo di prodotto, attraverso atti delegati che ne fissano contenuti e scadenze, con un periodo di adeguamento di almeno 18 mesi dall'adozione.

Diciotto mesi sembrano tanti, ma non lo sono se nel frattempo bisogna rinegoziare i contratti con i fornitori, sistemare le anagrafiche e cambiare etichette e imballaggi, aggiornare l'infrastruttura IT e capire il Registro UE. Ecco cosa comporta concretamente l'adeguamento.

Cosa comporta l'adeguamento: i passi operativi

1. Mappare prodotti e ruoli

Il primo lavoro è un inventario. Individua quali dei tuoi prodotti rientrano in un gruppo soggetto a DPP (oggi o nel piano di lavoro della Commissione) e, per ciascuno, quale ruolo svolgi: fabbricante, importatore, distributore o rivenditore.

Non è una domanda banale, perché gli obblighi cambiano molto a seconda del ruolo: chi immette il prodotto sul mercato crea, registra e mantiene il passaporto; chi lo distribuisce o lo vende deve verificarne la presenza e renderlo accessibile al cliente. E lo stesso operatore può avere ruoli diversi su linee di prodotto diverse: un'azienda può essere fabbricante per la propria collezione e importatore per gli articoli acquistati in Asia e venduti col proprio marchio.

Risultato atteso: una matrice prodotto × ruolo × atto delegato di riferimento, con la data indicativa di applicazione per ciascuna linea.

2. Raccogliere e governare i dati

Il cuore del DPP sono i dati, ed è qui che si concentra la maggior parte dello sforzo. Fabbricanti e importatori devono raccogliere le informazioni richieste dall'atto delegato di riferimento, che tipicamente comprendono:

  • origine e composizione dei materiali;
  • contenuto di materiale riciclato;
  • presenza di sostanze preoccupanti;
  • impronta ambientale (ad esempio carbonio incorporato);
  • istruzioni per riparazione, smontaggio e smaltimento a fine vita.

Gran parte di queste informazioni non nasce in azienda ma arriva dai fornitori. Per questo conviene aggiornare fin da ora contratti e capitolati, prevedendo l'obbligo di fornire i dati in formato strutturato, con tempi e responsabilità definiti, e la possibilità di verificarli. Serve anche una governance interna: chi è il "proprietario" di ogni campo, in quale sistema vive (ERP, PLM, PIM), come si gestiscono aggiornamenti e versioni. Il regolamento chiede che i dati del passaporto siano accurati, completi e aggiornati.

3. Collegare il passaporto al prodotto

Il DPP va associato al bene fisico tramite un identificativo univoco persistente e un supporto dati (QR code, codice a barre, tag RFID/NFC). Il supporto va apposto sul prodotto, sull'imballaggio o sulla documentazione di accompagnamento, secondo quanto stabilito dall'atto delegato. Lo stesso atto definisce anche la granularità del passaporto: per modello, per lotto o per singolo articolo.

Per la struttura degli identificativi il riferimento è lo standard europeo EN 18219:2026, che disciplina gli identificativi univoci di prodotti, operatori economici e stabilimenti, e prevede proprio i tre livelli di granularità. Il supporto fisico è invece oggetto della norma gemella EN 18220. Ne parliamo nel dettaglio in Da QR Code a URL unici.

Un consiglio pratico: scegli un dominio e una logica di indirizzamento che controlli tu e che sopravvivano a un eventuale cambio di fornitore tecnologico. Un QR code stampato su milioni di pezzi non si può "aggiornare".

4. Registrare il DPP e garantirne la disponibilità

Il passaporto non risiede in un unico database europeo: i dati restano presso l'operatore o il suo fornitore di servizi. Nel registro UE vengono però registrati l'identificativo univoco e i metadati associati, prima dell'immissione sul mercato del prodotto. È il registro che consente, ad esempio, alle dogane di verificare la presenza del passaporto per le merci importate.

Il passaporto deve inoltre restare accessibile per tutta la durata prevista dall'atto delegato, anche se l'azienda cessa l'attività o fallisce. Per questo l'ESPR prevede una copia di backup presso un fornitore di servizi DPP che sia una terza parte indipendente. Nella scelta della piattaforma, quindi, valuta non solo le funzionalità ma anche la replica verso il backup, la portabilità dei dati e le clausole di uscita.

5. Gestire gli accessi

Non tutte le informazioni del DPP sono pubbliche. Il passaporto prevede livelli di accesso differenziati in base al tipo di interlocutore:

  • consumatori, che vedono le informazioni essenziali su sostenibilità, uso e manutenzione;
  • operatori della filiera, che accedono a dati tecnici più dettagliati;
  • riparatori e riciclatori, che hanno bisogno di istruzioni di smontaggio e composizione;
  • autorità di vigilanza e dogane, che possono consultare i dati necessari ai controlli di conformità.

Questa architettura permette di rispettare la trasparenza richiesta dalla norma senza esporre dati commerciali sensibili, come formulazioni, fornitori o costi. Va progettata con cura: decidere quale campo va a quale profilo è una scelta che coinvolge compliance, ufficio legale e commerciale, non solo l'IT.

6. Aggiornare canali di vendita ed e-commerce

Il DPP deve essere consultabile prima dell'acquisto, anche quando il cliente non ha il prodotto in mano. Per questo chi immette il prodotto sul mercato deve fornire a rivenditori e marketplace una copia digitale del supporto dati o dell'identificativo univoco.

Rivenditori e marketplace, dal canto loro, devono predisporre schede prodotto, feed e cataloghi in modo da mostrare il link o il QR code del passaporto. In pratica significa aggiungere un nuovo attributo ai flussi PIM e ai feed verso i marketplace, aggiornare i template delle pagine prodotto e verificare che il collegamento funzioni su ogni canale.

Da dove cominciare

Se l'atto delegato del tuo settore non è ancora stato adottato, il momento di muoversi è comunque adesso. Le norme tecniche sono pubblicate, il registro è operativo e il lavoro più lungo (quello sui dati e sui fornitori) non dipende dai dettagli finali dell'atto. Una sequenza ragionevole:

  1. Subito: mappatura prodotti e ruoli, revisione dei contratti di fornitura.
  2. Nei prossimi mesi: inventario dei dati disponibili e delle lacune, scelta dello schema di identificazione e della piattaforma DPP.
  3. All'adozione dell'atto delegato: allineamento dei campi ai requisiti definitivi, test sul registro UE, aggiornamento di etichette ed e-commerce.

Arrivare all'ultimo momento significa affrontare tutto insieme. Partire per tempo, invece, permette di trasformare un obbligo di conformità in un patrimonio di dati utile anche per qualità, marketing e relazione con il cliente.

Fonti

  1. Regolamento (UE) 2024/1781 – Ecodesign for Sustainable Products Regulation (EUR-Lex)
  2. European Circular Economy Stakeholder Platform – New Digital Product Passport Registry goes live
  3. Eunews – The EU launches the Digital Product Passport Registry
  4. CDX – First European Standards for the Digital Product Passport Published
  5. Think WIoT – CEN-CENELEC Publishes Six Standards for the EU Digital Product Passport
  6. Genorma – EN 18219:2026 Digital product passport – Unique identifiers
  7. GS1 Italy – Il Passaporto Digitale di Prodotto (presentazione)
  8. osapiens – DPP Digital Product Passport (IT)
  9. dpp-tool.com – ESPR Delegated Acts: timeline
  10. B.D. Emerson – Digital Product Passport: storage, back-up copy and registry
  11. Renoon – Who is responsible for the Digital Product Passport
  12. DPP Designer – Da QR Code a URL unici (EN 18219)

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