8 min di lettura
Dove vivono i tuoi dati di prodotto? Il check-up che decide il successo del tuo Digital Product Passport
Prima di progettare un Digital Product Passport occorre capire dove vivono oggi i dati di prodotto. Analizziamo tre scenari — centralizzati, distribuiti, non organizzati — con rischi, priorità e azioni concrete per allinearsi al Regolamento ESPR e agli standard tecnici europei armonizzati.
di Corrado Facchini, CTO & Innovation Manager
In questo articolo
Perché questa domanda viene prima di tutto il resto
Quando un'azienda inizia a lavorare sul Digital Product Passport (DPP), la tentazione è partire dalla tecnologia: quale piattaforma scegliere, quale QR code stampare, quale fornitore di servizi ingaggiare. In realtà la domanda decisiva è un'altra, molto più concreta: come sono organizzati oggi i dati di prodotto?
Il passaporto non crea informazioni dal nulla. È un contenitore digitale che espone, in modo strutturato e interoperabile, dati che l'azienda deve già possedere — composizione dei materiali, provenienza, certificazioni, istruzioni di riparazione e fine vita. Se questi dati sono frammentati, incompleti o difficili da recuperare, il DPP erediterà gli stessi problemi, moltiplicati per ogni prodotto e ogni lotto immesso sul mercato.
Nella guida di DPP Designer questa è all'interno del blocco dedicato ai dati: si colloca subito dopo quella sul numero di fornitori coinvolti e prima di quella sulle informazioni già disponibili. La sequenza non è casuale: prima si capisce chi fornisce i dati, poi dove sono conservati, infine cosa c'è già.
Il quadro normativo: un passaporto decentralizzato
Il riferimento è il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). Due principi del regolamento hanno conseguenze dirette sull'organizzazione dei dati:
- Standard aperti e interoperabili. Il passaporto deve poter essere letto e scambiato tra sistemi diversi, senza dipendere da formati proprietari.
- Architettura decentralizzata. I dati del passaporto restano presso l'operatore economico o presso il fornitore di servizi DPP da lui incaricato. Il Registro centrale europeo, operativo da luglio 2026, non custodisce i passaporti: ne indicizza gli identificativi e li rende rintracciabili.
In pratica, l'Unione Europea non ti chiederà di "caricare" i dati su una piattaforma comune: ti chiederà di mantenerli tu, in modo affidabile, aggiornato e accessibile per tutta la vita del prodotto. Ecco perché l'organizzazione interna dei dati è il vero punto di partenza.
Gli standard tecnici sono arrivati
Nel 2026 il comitato tecnico congiunto CEN-CENELEC JTC 24 ha pubblicato le prime norme europee che rendono operativo il DPP, sviluppate su richiesta della Commissione (Standardisation Request M/604). Il pacchetto copre:
| Norma | Ambito |
|---|---|
| EN 18216 | Protocolli di scambio dati |
| EN 18219 | Identificativi univoci |
| EN 18220 | Supporti dati (es. QR code, RFID) |
| EN 18221 | Archiviazione, conservazione e persistenza dei dati |
| EN 18222 | API per gestione del ciclo di vita e ricercabilità |
| EN 18223 | Interoperabilità dei sistemi |
Per chi deve organizzare i dati, le più rilevanti sono EN 18221 (persistenza: i dati devono restare disponibili nel tempo) e EN 18223 (interoperabilità: sistemi diversi devono parlarsi). Entrambe presuppongono che l'azienda sappia esattamente dove si trova ogni informazione.
Le scadenze da tenere d'occhio
- Luglio 2026 – Avvio del Registro DPP europeo.
- 18 febbraio 2027 – Prima scadenza vincolante: il passaporto delle batterie, previsto dal Regolamento (UE) 2023/1542.
- Dal 2026 in poi – Atti delegati per settore, secondo il Piano di lavoro ESPR 2025–2030: ferro e acciaio per primi, poi tessile, pneumatici, alluminio, mobili, materassi e altri gruppi di prodotto.
Ogni atto delegato definirà campi dati e tempi specifici, con un periodo di transizione indicativo intorno ai 18 mesi. Diciotto mesi possono sembrare tanti, ma non lo sono se i dati vanno prima ritrovati, puliti e collegati.
I tre scenari possibili
1. Dati centralizzati in un unico sistema
Com'è: esiste un sistema di riferimento — tipicamente un PIM (Product Information Management) o l'ERP — che contiene tutte le schede prodotto. Chi cerca un'informazione sa dove trovarla.
Punti di forza
- Esiste già una "fonte unica di verità" (single source of truth).
- L'alimentazione del passaporto può avvenire con un'integrazione principale, invece di molte.
- Le responsabilità sull'aggiornamento dei dati sono generalmente chiare.
Rischi da non sottovalutare
- Centralizzato non significa completo. Un PIM pensato per l'e-commerce contiene descrizioni, immagini e prezzi, ma spesso non contiene composizione dei materiali, impronta ambientale, sostanze preoccupanti o istruzioni di disassemblaggio.
- Granularità insufficiente. Molti sistemi gestiscono il dato a livello di modello, mentre alcuni passaporti richiederanno informazioni a livello di lotto o di singolo esemplare.
- Dati dei fornitori esterni. Anche il sistema più ordinato dipende da ciò che arriva dalla filiera.
Priorità operative
- Fare una gap analysis tra i campi presenti nel sistema e quelli richiesti dall'atto delegato di riferimento.
- Verificare che il sistema possa esporre i dati tramite API standard.
- Definire il livello di granularità (modello, lotto, articolo) richiesto per il proprio settore.
2. Dati distribuiti su più sistemi
Com'è: le informazioni esistono, ma sono divise tra sistemi diversi che vanno collegati. Uno scenario tipico: le distinte base nel PLM, i lotti di produzione nel MES, i certificati in una cartella condivisa, i dati commerciali nell'ERP.
È lo scenario più diffuso nelle aziende manifatturiere di medie e grandi dimensioni, ed è anche quello in cui il rischio di sottovalutare il lavoro è più alto.
Punti di forza
- I dati sono stati prodotti e conservati, spesso con buona qualità all'interno di ciascun sistema.
- Ogni sistema ha in genere un responsabile funzionale (ufficio tecnico, produzione, qualità).
Rischi da non sottovalutare
- Identificativi incoerenti. Lo stesso prodotto può avere un codice nel PLM, un altro nell'ERP e un altro ancora nel MES.
- Versioni divergenti. Una modifica alla distinta base può non propagarsi agli altri sistemi.
- Documenti non strutturati. Un certificato in PDF dentro una cartella condivisa non è un dato leggibile da una macchina.
Priorità operative
Qui l'indicazione della guida è netta: i dati distribuiti richiedono un modello dati comune prima di alimentare il passaporto. Concretamente:
- Definire un modello dati comune che descriva le entità (prodotto, componente, materiale, lotto, fornitore, certificato) e le relazioni tra loro.
- Stabilire una chiave di riconciliazione, cioè un identificativo univoco condiviso tra sistemi, coerente con quanto previsto dalla norma EN 18219.
- Mappare ogni campo del passaporto al sistema che ne è "proprietario", evitando duplicazioni.
- Scegliere l'architettura di integrazione: uno strato intermedio (middleware o data hub) che aggrega i dati, oppure integrazioni dirette tra sistemi e piattaforma DPP.
- Trasformare i documenti in dati: estrarre dai certificati le informazioni chiave (ente, scadenza, ambito) in formato strutturato.
3. Dati non organizzati
Com'è: non esiste un sistema di riferimento. Le informazioni sono sparse tra file Excel salvati sui singoli computer, email, cartelle personali e — soprattutto — nella memoria delle persone.
È una situazione frequente nelle piccole imprese e in molte aziende della filiera, ed è importante dirlo senza giudizio: per anni non c'è stato alcun obbligo che spingesse a strutturare queste informazioni.
Rischi da non sottovalutare
- Dipendenza dalle persone. Se chi conosce i dati cambia ruolo o lascia l'azienda, l'informazione si perde.
- Impossibilità di garantire persistenza. ESPR e la norma EN 18221 richiedono che i dati restino disponibili nel tempo, anche per anni dopo l'immissione sul mercato.
- Errori e incoerenze tra file diversi che descrivono lo stesso prodotto.
- Difficoltà nel rispondere ai clienti. Le aziende a valle che devono costruire il proprio passaporto chiederanno dati strutturati ai fornitori.
Priorità operative
- Censire i dati esistenti: quali file, dove, chi li aggiorna.
- Scegliere un sistema di riferimento, anche semplice, purché unico e condiviso. Esistono soluzioni DPP che integrano un repository di prodotto di base.
- Partire da un perimetro limitato: una linea di prodotto o una famiglia, invece di tutto il catalogo.
- Stabilire regole minime di governance: chi crea un dato, chi lo valida, chi lo aggiorna.
Questo scenario richiede più tempo, ma ha un vantaggio: si può progettare l'organizzazione dei dati fin dall'inizio pensando al passaporto, senza dover adattare sistemi nati per altri scopi.
Confronto rapido
| Centralizzati | Distribuiti | Non organizzati | |
|---|---|---|---|
| Esempio tipico | PIM o ERP con tutte le schede | PLM + MES + cartelle condivise | Excel locali, email |
| Sforzo di integrazione | Basso | Medio-alto | Alto (prima va creato il sistema) |
| Rischio principale | Campi mancanti | Identificativi incoerenti | Perdita di dati e conoscenza |
| Primo passo | Gap analysis sui campi | Modello dati comune | Censimento e sistema di riferimento |
Checklist: cinque domande da porsi oggi
- Esiste un identificativo univoco del prodotto riconosciuto da tutti i sistemi aziendali?
- Per ogni informazione richiesta dal passaporto, è chiaro quale sistema o quale persona ne è responsabile?
- I dati sono gestiti al livello di dettaglio richiesto (modello, lotto, singolo articolo)?
- Le informazioni provenienti dai fornitori arrivano in un formato strutturato o come documenti da interpretare?
- Siamo in grado di garantire che i dati restino accessibili e aggiornati per tutta la vita del prodotto?
Se a due o più di queste domande la risposta è "no" o "non so", l'organizzazione dei dati è il primo cantiere da aprire — prima della scelta della piattaforma.
Conclusione
Il Digital Product Passport è spesso raccontato come un progetto tecnologico, ma è innanzitutto un progetto di dati. L'architettura decentralizzata voluta dall'ESPR lascia alle aziende la responsabilità di custodire e mantenere le informazioni: chi parte da dati centralizzati dovrà soprattutto completarli; chi li ha distribuiti dovrà unificarli attraverso un modello comune; chi non li ha ancora organizzati dovrà costruire le fondamenta.
In tutti e tre i casi, rispondere onestamente alla domanda "come sono organizzati oggi i nostri dati?" è il modo più rapido per stimare tempi, costi e priorità del proprio percorso verso il DPP.
Fonti
- DPP Designer – Come sono organizzati oggi questi dati? (Guida, domanda 13 di 22)
- Regolamento (UE) 2024/1781 (ESPR) – EUR-Lex
- DPP Designer – Regolamento ESPR (UE 2024/1781): la guida integrale
- DPP Designer – Settori e scadenze del Digital Product Passport
- CDX – First European Standards for the Digital Product Passport Published
- Fraunhofer IPK – The Standards for the Digital Product Passport are Here
- Think WIoT – CEN-CENELEC Publishes Six Standards for the EU Digital Product Passport
- EU Transition Pathways – Commission Implementing Decision (EU) 2026/1736 on DPP harmonised standards
- Renoon – Digital Product Passport: latest updates and next developments
- Certivo – EU Digital Product Passport Registry: July 2026 Readiness Guide
- Bluestone PIM – Digital Product Passport Timeline
Articoli correlati
- 4 novembre 2026QR code sul prodotto: è già pronto per il Passaporto Digitale? Guida pratica al data carrier secondo l'ESPRIl data carrier è il ponte tra prodotto fisico e Digital Product Passport. Scopri cosa prevede l'ESPR, perché il QR code attuale potrebbe non bastare, come valutare RFID e NFC e quali scadenze incombono, a partire dalle batterie nel 2027.
- 3 novembre 2026Versioning del Digital Product Passport: come far evolvere il passaporto senza perdere la memoria del prodottoIl Digital Product Passport evolve con il prodotto: correzioni, ricalcoli, riparazioni e rigenerazioni. Scopri le tre strategie di versioning, le indicazioni per batterie, elettronica, tessile, edilizia, metalli, e le regole ESPR per mantenere dati tracciabili, accessibili e verificabili nel tempo.
- 2 novembre 2026Riparare, mantenere, tracciare: come la manutenzione entra nel Digital Product PassportManutenzione e riparazioni diventano dati del Digital Product Passport. Analizziamo cosa chiedono ESPR, diritto alla riparazione, Regolamento Batterie, come rispondere settore per settore e quali informazioni prevedere su ricambi, istruzioni, interventi e stato di salute lungo il ciclo di vita.